La creatività ama gli ostacoli

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di Annamaria Testa

La creatività ama gli ostacoli, i limiti, i vincoli e le barriere – Metodo 71

Al giovane Phil Hansen tremano le mani per via di un danno neurologico permanente, e non c’è rimedio. Lui sta frequentando una scuola d’arte, non riesce più neanche a tracciare una riga dritta e il tremore peggiora quanto più cerca di controllarlo, fino al punto in cui lui non riesce più a tenere in mano niente. Abbandona il progetto di diventare artista. Poi, finalmente, incontra un neurologo che gli domanda perché non abbracci questo tuo tremore?
E Hansen fa così. Lascia che la sua mano tremi mentre disegna. I risultati sono interessanti, e questo è l’inizio di una carriera che lo porta a sperimentare diverse sorprendenti forme d’arte. Dipinge danzando. Usando il fuoco. A colpi di karate (si procura una contusione al mignolo).

SONO I VINCOLI A STIMOLARE LA CAPACITÀ CREATIVA. Hansen si accorge di due cose importanti: l’eccesso di possibilità è paralizzante. E sono i vincoli a stimolare la sua capacità creativa. Così, decide di imporsene di nuovi: comporre un’opera i cui materiali costino meno di un dollaro. O lasciar perdere la tela (dipingerà 30 immagini sul proprio petto).
Infine, producendo opere che si autodistruggono, Hansen impara a lasciar andare ciò che ha creato. Lui racconta e mostra il proprio percorso artistico in una Ted Conference che dovreste proprio guardare.

Molti pensano che la creatività abbia bisogno di una condizione di libertà assoluta e totale. Eppure, anche se può apparire controintuitivo, le cose non stanno in questa maniera. Uno scrittore negozia costantemente coi vincoli imposti da linguaggio, trama, struttura. Un pittore, con la bidimensionalità del quadro, coi confini della tela, con le caratteristiche dei colori, coi limiti del gesto pittorico. Un cuoco, coi vincoli della commestibilità, del gusto, della chimica dei cibi… ciascuno fa un gran lavoro che riguarda il superare, l’aggirare, il rifondare, il reinterpretare le regole della sua disciplina. Perfino per rompere le regole è necessario che esistano delle regole.
E ciascuno negozia ulteriormente coi propri interiori criteri di qualità.

TROVARE MODI DIFFERENTI. Ma non solo: il pensiero creativo riguarda la variazione: il trovare modi differenti per fare o concepire le cose. In assenza di vincoli esterni o autoimposti che ci obbligano a fare uno sforzo in più, tutti noi tendiamo a replicare ciò che già, su questioni analoghe, ha funzionato in passato, oppure rischiamo di perderci per strada. Per produrre nuovo pensiero abbiamo bisogno di ostacoli nuovi da superare. L’unica regola è che i vincoli stessi non consistano nell’ingiunzione “replica ciò che è stato fatto in passato”.
La questione ancor più importante, e già segnalata da Hansen, riguarda la paralisi da eccesso di possibilità: troppe strade potenziali possono risultare soverchianti, specie per un individuo perfezionista. Se una barriera ne esclude buona parte, procedere diventa più semplice.

La creatività ama le costrizioni, dice agli studenti della Stanford University una giovane Marissa Mayer, attuale presidente e amministratore delegato di Yahoo. Vincoli e costrizioni sono ciò che ispira Frank Gehry, l’architetto progettista di quella meraviglia che è il Guggenheim Museum di Bilbao. Lo stesso Gehry ricorda invece come terribile l’esperienza di dover progettare una casa “senza vincolo alcuno”. A raccontarlo è un articolo su Forbes, che commenta anche una ricerca svolta su un milione e settecentomila vincitori di riconoscimenti aziendali per idee innovative sviluppate a partire, ovviamente, da vincoli.

Le costrizioni ci offrono sempre un punto di partenza e materiali su cui lavorare, afferma l’articolo, per poi lanciarsi un una lirica esaltazione della creatività come ars combinatoria: mescolando i tre soli colori fondamentali (giallo, rosse, blu), o le sette note, o i 118 elementi chimici conosciuti possiamo ottenere infiniti risultati. E provate a indovinare in quanti modi si possono combinare sei singoli mattoncini Lego (nel caso non abbiate voglia di andare a leggervi la fonte, ve lo dico in fondo a questo post).

SPEZZARE LE ROUTINE DI PENSIERO. Gli ostacoli e i vincoli esterni ci aiutano anche ad esaminare il nostro compito creativo in una prospettiva globale, spezzando le routine di pensiero. Wired cita un paio di test sorprendenti: studenti che devono affrontare un ostacolo in più (un disturbo visivo o sonoro) mentre sono impegnati a risolvere anagrammi risultano, in compiti successivi, più capaci di visione globale e di flessibilità concettuale degli studenti appartenenti a un gruppo di controllo.

In un terzo test, gli studenti che affrontano un più complicato labirinto al computer risultano, in seguito, del 40% più bravi degli altri nell’affrontare il RAT (Remote Association Test: un classico test di pensiero creativo). Per dirla in modo semplice: è come se il cervello, per superare un ostacolo, prendesse la rincorsa, per poi continuare a correre anche svolgendo i compiti seguenti. (qui l’abstract della ricerca).
Infine: cita l’esempio dei sei mattoncini Lego (per inciso, le possibili combinazioni sono 900 milioni) anche un interessante articolo sull’insegnamento attraverso vincoli, che regalano agli studenti direzione e struttura, flessibilità cognitiva, pensiero sistematico. Aggiungo solo che l’unico ostacolo da non infliggere a scuola, mai, dovrebbe essere: “stai buono e zitto, e impara a memoria la lezione”.

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