Cooperazione e interdipendenza: i presupposti di una morale collettiva

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Secondo Tomasello, la cooperazione e l’interdipendenza sono fondamentali per raggiungere obiettivi comuni e caratterizzano la morale collettiva.

I bambini che giocano si allenano ad agire congiuntamente per raggiungere uno scopo comune: la base del senso del noi, per Tomasello il pilastro evolutivo della morale.

Un articolo di Giancarlo Dimaggio pubblicato sul Corriere della Sera l’ 8 gennaio 2017

La cooperazione e l’interdipendenza per raggiungere obiettivi comuni

Bambini che montano una nave spaziale, vestono principesse, calciano una palla verso una porta delimitata da maglioni che torneranno a casa sporchi di terra. La radice della morale è questa, con buona pace del genitore che caricherà la lavatrice: Tomasello la chiama intenzionalità condivisa. I piccoli di uomo giocano insieme per uno scopo comune: centrare la porta, salvare la principessa dal regno di ghiaccio, completare l’astronave di Star Wars.

Nel farlo, compiono un’azione meravigliosa: assumono il punto di vista dell’altro sapendo che è un atto reciproco. Metto il mio pezzo dell’ala e immagino te che completi il cannone spaziale. Mentre difendo il regno d’inverno, ricordo cosa è stato essere il troll che lo assaliva e viceversa. In questo gioco cooperativo, nel mondo della finzione, i bambini diventano l’altro, sviluppano il senso del noi, me e l’altro uniti da uno scopo congiunto. Al momento del premio, i bambini sanno di averlo ottenuto insieme e accettano che la spartizione sia equa.

Un passo indietro: per Tomasello la pressione evolutiva a sviluppare la morale è la difficoltà nell’accesso alle risorse. Se il cibo scarseggia, gli umani per nutrirsi devono cooperare. Prima unirsi in diadi e poi in gruppi e assumere ruoli reciproci. Tu ostacoli la fuga della preda, io miro con la lancia che lui ha forgiato. Se non cooperiamo catturiamo meno cervi. La mia azione è la tua e il nostro gesto compiuto con perizia è superiore al gesto di uno solo. Si chiama interdipendenza. Esperienze ripetute di cooperazione per accedere alle risorse formano il senso del noi. Grazie a questo gli umani, un passo oltre le scimmie, sanno che il cervo andrà diviso in parti uguali, perché noi meritiamo una divisione giusta.

Perché questa sorta di miracolo evolutivo si compia, aggiungerei, è necessario essere fisicamente l’altro. Si chiama intercorporalità, capire l’altro nell’atto di assumere il suo posto. Il nostro corpo in movimento ci fa sentire cosa è muoversi come l’altro, il nostro sentimento ci dice che emozione prova. Mentre ti vedo tirare la lancia, i miei neuroni-specchio mi preparano a lanciare con te. Quando hai colpito il cervo sono anche io che ho mirato, e quando sarà il mio colpo ad abbattere il cervo, so che tu lo avrai centrato all’unisono con me. E allora lo divideremo in parti uguali.

I bambini che giocano si allenano ad agire congiuntamente per raggiungere uno scopo comune: la base del senso del noi, per Tomasello il pilastro evolutivo della morale. È prima un noi duale, ma non basta. A un certo punto gli umani impararono a invertire la rotta delle risorse: non le inseguono più, se le crescono in casa. Addomesticano gli animali, coltivano i campi. Azioni complesse, che funzionano solo in gruppi coordinati. Il dominio del noi duale si estende alla collettività che abita quella nicchia ecologica, ma i principi della cooperazione sono gli stessi. Otterremo la risorsa se la nostra azione sarà efficace e per esserlo ognuno dovrà compiere il gesto nel modo migliore, più giusto. L’esito sarà una pesca ricca, un raccolto generoso e quando lo spartiremo sapremo che ognuno ha contribuito al risultato. La spartizione, ancora una volta, dovrà essere equa. Quindi, se chi ha di meno protesta, noi saremo nel suo corpo e sapremo che quella protesta è sensata, se egoisticamente abbiamo preso di più, ci sentiremo in colpa. La colpa, il collante della morale.

 

La cooperazione consente di accedere a risorse limitate

Si faccia attenzione: la cooperazione nel gruppo è finalizzata a massimizzare la possibilità che tutti abbiano accesso a risorse che in natura sono limitate. Perché è così necessario? Perché al di là del fiume c’è un altro gruppo che ambisce alle stesse risorse, che non si moltiplicano all’infinito. Quindi, la morale garantisce tutti i membri del gruppo – almeno quelli che non sono stati stanati come cronicamente non cooperativi – contro l’altro gruppo.

La morale sorregge la competizione per le risorse, compatta il gruppo e divide dai barbari alle porte. È un meccanismo stampato nelle nostre menti, sotto pressione evolutiva. Significa che essere soggetti morali si radica sul sentirsi diversi, e meglio, dai membri di un altro gruppo. Il nostro modo di pescare, di arare i campi, di macellare, il nostro vessillo, il gesto sacro del nostro antenato. Contrapposto al vostro. Quanto è difficile trascendere da questo fondamento della morale per accettare l’altro? In regime di risorse limitate (ovvero sempre), direi che è vera virtù.

 

Interdipendenza e azione congiunta: verso una morale collettiva

Tomasello non esaurisce la ricerca dei fondamenti della morale – si legga in proposito Pievani in queste pagine – ma da psicoterapeuta osservo che interdipendenza e azione congiunta per uno scopo comune sono pilastri indispensabili. Quando curo chi chiede aiuto seguo i principi: scopriamo il tuo desiderio, lavoriamo per raggiungerlo, è il nostro scopo, lasciamoci guidare da compiti e vincoli reciproci che è nostro dovere rispettare. Esulteremo insieme per il risultato.

Da genitore so che ogni volta che ho conquistato un pianeta insieme a mio figlio ho costruito un mattoncino della morale collettiva. Cavolo se mi fa sentire bene!


Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2017/02/cooperazione-interdipendenza-morale-collettiva/

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